Niente come prima o tutto come prima?

Troveremo le cure. Ma per stimolare la responsabilità, quali rimedi?

di Gigi Borgiani*

A ciascuno la previsione. Una cosa è certa: la pandemia ha davvero toccato tutti. Chi è stato colpito dalla malattia o negli affetti; chi si è trovato senza lavoro, chi ha varcato la soglia della povertà, chi né l’uno né l’altro ma è stato colpito nelle proprie comodità, nelle false sicurezze, nel proprio mondo fondato su individualismo e indifferenza, sui profitti e sugli interessi di parte.

Pandemia! Un termine che riprende il concetto di globalità, senza confini e senza distinzioni. Ci siamo sentiti ripetere: tutti sulla stessa barca e quindi o ci si salva tutti insieme o si affonda. Effetto Titanic! Pensavamo di essere nel mondo più bello e più sicuro e ci siamo inebriati. Ora siamo scossi e abbiamo stanchezza e paura. E il futuro? Domani? Dipende dalla responsabilità di tutti e di ciascuno. Dipende da me che scrivo, da chi legge, e via via dal familiare, dal vicino di casa fino ad arrivare alle persone che contano, ai responsabili della cosa pubblica, diciamo fino in alto, in cima.

Molto però dipende da una scelta di fondo: come ha detto Papa Francesco in una delle omelie del mattino, o camminiamo nella luce o siamo pipistrelli che vagano al buio. Naturalmente Francesco si riferiva all’essere e all’agire del cristiano. Ma possiamo applicare questa metafora al nostro pesante momento. La luce è guardare in faccia la realtà, guardarci in faccia con onestà, saper discernere sia rispetto al vissuto del passato sia al domani, assumere uno sguardo attento, lungimirante e non parziale. Il buio è navigare nell’ombra per trafficare meglio, per nascondere, per non farsi vedere; è tacere o parlare troppo, per abbagliare con luci false che distolgono dalla realtà.

Ci saranno i rimedi: farmaci per curare i malati, vaccini per proteggerci, denari per arginare i danni economici. Ci sarà il tempo per sanare le ferite degli affetti. Ma per stimolare la responsabilità, quali rimedi? Come far capire ai più che passata la tempesta il sereno può tornare solo a certe condizioni? Sarebbe opportuno che chi ha tanto gridato: “State a casa” (e grazie per averlo fatto), ora dicesse anche: “Andiamo incontro al futuro con mente nuova, con buoni propositi”.

Chissà: niente come prima o tutto come prima?

Sul piano sanitario pur con difficoltà, fatiche e ritardi è stato fatto il possibile. Diciamocelo ancora una volta: ci si è trovati davanti all’imprevedibile, al complesso. I rimedi ci saranno. Sul versante del dopo, delle reazioni, ci sono incognite che preoccupano e che dobbiamo affrontare, ma non con il passo dell’emergenza. Certo ci sono urgenze che solo in parte saranno superate dai percorsi che si stanno mettendo a punto e dalla solidarietà che si è manifestata in maniera sorprendente. Il difficile si presenta nel momento in cui si pensa di cambiare. Il mondo è cambiato, cambia e ci ha cambiati. È possibile cambiare qualcosa a livello personale e a livello collettivo? A questo punto la palla passa alle persone di buona volontà, a chi vuol mettersi in gioco. Con alcune precisazioni.

  1. A pandemia “globale” si risponde con rimedi globali; la situazione italiana non potrà non tener conto di quanto forse in maniera maggiore, anche se non opportunamente documentata, sta accadendo nei paesi economicamente più svantaggiati.

  2. Il modello economico globale va ripensato come devono essere ripensati gli stili di vita personali e collettivi Non possiamo pensare di ripartire in modo diverso se lasciamo per strada qualcuno. Non possiamo continuare a proseguire sulle vie della produzione, del consumo, del profitto, dell’illimitato se non consideriamo i nuovi volti della povertà (non solo materiale) che sono emersi. Si pongono questioni di occupazione, di reddito che non possiamo confinare nell’assistenza; la questione delle migrazioni è passata in secondo piano ma resta un fenomeno preoccupante perché il numero di profughi aumenta in tutto il mondo, perché odio e guerre (procurate) non sono state fermate dal virus.

  3. Anche la solidarietà va ripensata perché deve eccedere l’immediato (che si esaurisce) e aprire orizzonti di sussidiarietà, sia verticale che orizzontale.

  4. Diventa fondamentale la connessione con chi (enti e associazioni) è già sul campo e necessita di nuove risorse di pensiero per nuove azioni, per nuove presenze. È chiaro che, trovandoci di fronte ad una complessità spaventosa, occorre un coinvolgimento e anche una distribuzione di compiti, una scelta di ambiti in cui collocarsi.

Ci sono parole (oltre a quelle già dette) che aprono al domani, necessariamente diverso.

  • Cittadinanza: è un diritto! Ma dobbiamo esercitarlo. Vogliamo essere “comuni” o “immuni” (senza doveri)? Dar vita ad una comunità di cittadini o di distanziati?

  • Politica: ha il compito della direzione ma non deve essere di breve respiro, legata più a rappresentazione e consenso che non a partecipazione e rappresentanza.

  • Economia: domestica? Sì ad una economia più attenta e rispettosa della persona, delle famiglie. Una economia a servizio!

  • Chiesa: già, è il momento di ripensare anche il nostro essere Chiesa, che per essere missionaria deve misurarsi con un cambiamento che oggi, con la pandemia, evidenzia la necessità di riscoprire radici e vocazione. È il tempo di quella conversione ecologica di cui scrive Papa Francesco nella Laudato si’! È il tempo di una fede missionaria e la pandemia ha dimostrato che c’è bisogno di contagi altri!


* direttore Fondazione Auxilium, Genova

Condividi: