Mediterraneo, mare di mille incontri

di Gianfranco Parodi

Il ‘Mare nostrum’ è in realtà di tutti. Scontri, commerci, culture e religioni


Il mare Mediterraneo, cioè il grande bacino che va dal Bosforo allo stretto di Gibilterra (le mitiche Colonne d’Ercole), a prima vista può sembrare un ostacolo, una barriera posta per separare i tre continenti (Europa, Africa e Asia) che vi si affacciano. Se però si guarda la storia dell’umanità che è vissuta sulle sue sponde, si scopre che più che una frattura quel mare è diventato un luogo di comunicazione e di collegamento. Infatti, nel corso dei secoli, una fittissima trama di rotte ha collegato le sue sponde. In un primo tempo si trattava prevalentemente di contatti commerciali: gli abitanti dei vari paesi costieri attraversavano il mare per scambiare prodotti. È nota la grande attività delle popolazioni fenicie che arrivavano a trasportare, vendere o scambiare beni verso quasi tutti i porti dell’Africa e dell’Europa. Il commercio, tuttavia, non era solo uno strumento per arricchire chi lo praticava: era anche un modo per mettere in contatto popolazioni con usi, culture e modi di vivere notevolmente diversi. La conoscenza poi determinava migrazioni e nascite di nuove città.

RELIGIONI SULLA SCHIENA DEL MARE

Il fenomeno è ancora più evidente se visto dalla prospettiva religiosa. A parte la diffusione della religione greca che molto rapidamente si estese all’Italia “romana” e quindi a tutte le terre da quest’ultima conquistate, il fenomeno più consistente e duraturo fu quello della espansione delle tre religioni che derivavano dal patriarca Abramo e cioè Ebraismo, Cristianesimo e Islamismo. Forse gli Ebrei, molto legati alla terra promessa e con una scarsa propensione al proselitismo, furono quelli meno inclini a mettersi in viaggio. Invece Cristiani e Musulmani utilizzarono abbondantemente le rotte marittime per diffondere il loro messaggio.

“SALIRONO SULLA BARCA…”

Per quanto riguarda il Cristianesimo, fin dalle origini gli apostoli si mossero per evangelizzare tutto il mondo allora conosciuto e certamente le rotte marittime furono largamente utilizzate. Gli Atti degli Apostoli ci parlano diffusamente dei viaggi di San Paolo ma anche San Giacomo avrebbe raggiunto la Galizia via mare oltrepassando addirittura le colonne d’Ercole. Altre figure evangeliche, come la Maddalena o Lazzaro e le sue sorelle, dalla Palestina si sarebbero trasferite in barca sulle coste provenzali. I primi evangelizzatori della Liguria, cioè Nazario e Celso, giunsero via mare sulle coste liguri per poi proseguire verso la Lombardia. Un altro capitolo importante ha riguardato i pellegrinaggi verso la Terra Santa che ovviamente veniva raggiunta via mare.

MEDITERRANEO DI SCONTRO

Lo stesso tipo di viaggio, successivamente, intrapresero i Crociati per andare a “liberare” Gerusalemme. In senso contrario, l’Islam ebbe un approccio alla conversione degli “infedeli” da subito più “deciso” in quanto, applicando i dettami del Profeta, i fedeli musulmani realizzarono vere e proprie conquiste militari e politiche dei territori e questo avvenne per mare, sbarcando sulle coste della Spagna e della Sicilia ma anche di altre località minori (dove peraltro non riuscirono a insediarsi stabilmente). In tutto il Medioevo poi, ma anche nel Rinascimento e all’inizio dell’età moderna, il Mediterraneo fu teatro di scontri spesso anche molto cruenti tra flotte saracene e flotte cristiane: le prime alla ricerca di navi e relativi equipaggi da catturare o borghi da saccheggiare; le seconde, con l’intento di salvaguardare le popolazioni costiere o di riconquistare i prigionieri caduti in schiavitù. Gli uni non furono minori agli altri in fatto di violenze.

Quei momenti fortunatamente oggi sono passati ma è molto probabile che certe prevenzioni da parte dei cristiani verso le popolazioni islamiche traggano origine proprio dal ricordo di quelle tristi vicende. È invece positivo come ai giorni nostri, da più parti e con pluralità di iniziative (religiose, culturali e, perché no, anche promozionali e commerciali), si cerchi di riannodare le maglie di un rapporto di collaborazione e comprensione tra le varie comunità che vivono sulle sponde di questo grande “lago”. Solo così si potranno mettere le basi per una pace duratura, auspicata da tutti, ma ancora lontana dalla effettiva realizzazione.

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