Editoriale. Torneremo come prima?

di Marco Granara

NO! GUAI! Guai a pensarla così già da ora che siamo in piena mischia, in piena emergenza Coronavirus. Qualcuno ha scritto: “Poche volte nella vita avremo occasione di essere eroi. Ma tutti i giorni abbiamo la possibilità di non vivere da vigliacchi”. Le nostre debolezze ci fanno prevedere la possibilità che una vigliacca abitudine ci freghi e ci riduca a figure fantozziane – polli d’allevamento e non aquile da alte sfere, come siamo stati pensati – ma esperienze come questa dovrebbero aiutarci a svolte storiche, nelle nostre vite personali, familiari e collettive.

Questa bufera sta coinvolgendo proprio tutti: tutte le nazioni, tutte le persone. I giorni scorsi sono arrivate dalla lontanissima e ormai vicinissima Cina diverse casse di attrezzature sanitarie in dono al “popolo italiano”. Sui contenitori, le due bandiere, il tricolore italiano e la rossa cinese, sotto una frase: ”Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori della stessa aiuola È l’inizio di un nuovo modo di ragionare, di essere, di vivere? Potrebbe essere il principio della vera “globalizzazione”. Quella globalizzazione che, nella sua accezione solo economica, finanziaria, commerciale, turistica, stava contrapponendo differenze abissali incentivandole invece che smussarle, promuovendo concorrenze e guerre invece che convergenze solidali e voglia di pace. La globalizzazione della diffusa e comune debolezza, del rischio, della sofferenza… può fare quell’altro miracolo, quello di una accelerazione, impensata e impensabile fino a ieri, verso la globalizzazione della fraternità solidale.

Non è davvero Dio che manda i virus, come qualche illuminato santone nostrano ha voluto insinuare impunemente. È invece davvero Dio che conduce misteriosamente la storia per vie per noi imprevedibili, con tempi e metodi che chiedono a noi solo di prenderne atto con stupore crescente e di non ostacolarli con le nostre miopie. In questi giorni di Quaresima la Parola dei profeti della liturgia quotidiana, pur partendo dalla presa d’atto del peccato dei popoli e chiedendo la loro conversione, parla sempre comunque al futuro, di sentieri raddrizzati, dirupi colmati, deserti fioriti, fiumi ricchi di acque risanate e di pesci abbondanti per tutti i popoli. “Proprio ora germoglia, ma non ve ne accorgete?” (Isaia 43).

Qui al Santuario, abbiamo ogni giorno introdotto quelle strane Messe – celebrate in solitudine e solo idealmente (anche se realmente) con l’intero popolo di Dio – con uno struggente canto quaresimale: “Il tuo amore Signore per noi è un invito a tornare da te. Conosci l’uomo e l’ansia che è in lui, non abbandoni nessuno. Ritorneremo Signore da te, sempre ci doni il perdono. E canteremo Signore per te, Tu ci ridoni la vita”. Sembra proprio un canto quaresimale adatto per questa “Quaresima/Quarantena”!!!

Già, la Messa: la “centrale” Eucaristia, “centro e culmine della vita”, come l’ha chiamata la troppo lontana e dimenticata riforma liturgica. Davvero, questo digiuno eucaristico, è un test di autenticità di tutto l’impianto della vita cristiana. Ma davvero? Se così è, o dovrebbe essere, non potremo certo tornare a Messa “come prima”. Guai a noi!Sì, ve lo prometto. Per il prossimo futuro, dovremo dirci che “non” dovremo tornare a Messa “come prima”.


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