Dono e sinodalità. Esce laGuardia n.12/2018

In questo numero

  • Lettere al rettore – marco granara
  • E’ stato detto, ma io vi dico. All’ABC della fede – marco granara
  • La cultura del dono. L’Italia che non ti aspetti – maria pia bozzo
  • Farsi dono nella missione laica – antonella marinoni
  • Jacopo da Varagine e la sua “legenda” – anna gatti, nucci scipilliti
  • Santa Maria di Castello. 15 secoli di storia – gianfranco parodi
  • Un “castello” di architettura e opere d’arte – carlo borasi
  • Poveri, il Signore li ascolta. E noi? – anna maria carosio
  • Semi di sapienza – maria pia bozzo
  • Chiuso il Sinodo, si apre un cammino di comunità – gigi borgiani
  • Che i fratelli stiano insieme. Il Papa rafforza la sinodalità – carlo ferraris
  • 2018. Un anno di anniversari – maria pia bozzo
  • Da Arcivescovo a postulante monaco
  • Guardia “su due ruote”. Potenzialità educative di uno sport
  • È morto don Leandro Caviglia, confessore al Santuario

Abstract

Il dono è molto più di un regalo. Mai come intorno al Natale il ‘regalo’ diventa un pensiero ossessivo: dobbiamo regalare qualcosa. Segno di amore, di amicizia, di affetto, di riconoscenza, stima o cortesia, comunque è un modo per suggellare una festa che sì, sarebbe la memoria liturgica della nascita del Salvatore, ma nei secoli è diventata una festa ‘di tutti’, in cui capita che il contenuto di fede venga sostituito da quello di un pacco-regalo, appunto. Talvolta (spesso?) anche tra i cristiani. “Regalo” viene dallo spagnolo antico, riferito ai doni che i sudditi portavano al re. A pensarci bene, porta la memoria di una convenienza, di un obbligo. Il dono, invece, ha la stessa radice del verbo ‘dare’ e allude ad una sottrazione più autentica e libera, tirare fuori qualcosa “di sé e da sé” prima che offrire qualcosa di esteriore. Questa è la dinamica scelta dal Padre con la nascita del Figlio – donarsi gratuitamente – e così è ogni volta che facciamo esperienza di gratuità. Ne parliamo nel primo servizio

Nel secondo servizio – non facilissimo – cerchiamo di dar conto di una tendenza di grande importanza nella Chiesa: la sinodalità. La parola è di quelle che possono scoraggiare: sembra stare su un piano diverso dall’interesse comune, dalla vita di tutti i giorni. Invece – almeno per chi sente di appartenere alla Chiesa – è una parola da marcare stretta. Con gli ultimi due Sinodi dei Vescovi – sulla Famiglia e sui Giovani – Papa Francesco ha dato più corpo alla sinodalità (che potremmo tradurre con “camminare insieme sulla stessa strada”) e ha spinto la Chiesa del futuro verso un sempre più articolato confronto, dei vescovi con il popolo delle loro chiese locali, tra loro e con il papa. Le maglie che legano questa ‘assemblea’ che chiamiamo alla greca “Ecclesia” si stringono sempre più, in un processo che ci chiama a compartecipare.

Buona lettura e – malgrado il nostro perenne ritardo – buon tempo di Natale e buon 2019, con la Madonna della Guardia.         

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