Suor Dorothy Stang, martire dell’ecologia integrale

di Carlo Borasi

Nel 2005 fu uccisa perché difendeva la gente e la foresta amazzonica in Brasile. In nome del Vangelo.


Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati” (Mt 5, 5-6). Le Beatitudini segnano drammaticamente uno dei problemi più gravi del mondo contemporaneo: quello vissuto dall’Amazzonia e dai suoi abitanti, dove allo sfruttamento incontrollato della terra ha fatto seguito il mancato riconoscimento dei diritti delle popolazioni che vi risiedono da sempre. Il documento conclusivo della Conferenza generale dell’episcopato latino-americano e dei Caraibi – svoltasi ad Aparecida in Brasile nel maggio 2007 – costituisce una approfondita riflessione su quelle che sono le dinamiche e l’evoluzione delle società contemporanee e contiene importanti indicazioni pastorali per l’annuncio del Vangelo e la comprensione del compito che le comunità cristiane sono oggi chiamate a svolgere. In particolare la Chiesa avverte la necessità di ricercare un modello di sviluppo alternativo, integrale e solidale, attento alla necessità di fondare un’autentica ecologia naturale e umana, radicata nel Vangelo della giustizia, nella solidarietà e nella destinazione universale dei beni. Alla base di questo devono esservi motivazioni etiche radicali e profonde, che permettano di superare la logica utilitarista ed individualista che ha caratterizzato sino ad oggi le scelte operate dai poteri economici e tecnologici nonché il nostro modo di vivere. Come afferma la Lumen gentiumal paragrafo 9, tutti i credenti partecipano alla missione profetica, sacerdotale e regale di Cristo; sono dunque chiamati a non rimanere indifferenti di fronte ai gravi problemi del presente, ricordando che tutto è connesso, che non esistono realtà isolate, che la Terra costituisce la “casa comune” da curare, custodire e valorizzare.

In questa ottica si sono mossi in Amazzonia molti religiosi impegnati nell’opera di evangelizzazione, attenti ai problemi delle popolazioni locali, consapevoli dell’importanza che assume la difesa dell’ambiente; molti di loro (missionari, laici, sacerdoti ed anche vescovi) hanno subito intimidazioni o attentati, oppure sono stati uccisi da sicari senza scrupoli al soldo di alcuni latifondisti bramosi di impossessarsi della terra. A tutto questo le autorità locali hanno reagito spesso con atteggiamento di inerzia o di indifferenza, rendendo di fatto possibile il ripetersi degli attentati ed il perpetuarsi delle ingiustizie. Ricordiamo fra gli altri il caso di suor Dorothy Stang, religiosa americana della Congregazione di Notre Dame di Namur. Per la terra e per la difesa della sacralità della vita, suor Dorothy Stang operava nello stato del Parà, che è riconosciuto come uno degli Stati brasiliani dove maggiormente regna la violenza contro i contadini indifesi e l’impunità degli assalitori, ed era per le popolazioni la loro presenza di Chiesa e il punto di riferimento per tante famiglie costantemente in balia dei grandi interessi economici che con arroganza si contendevano ogni metro di foresta. Era diventata una voce per richiamare che la persona va difesa sempre e che la terra e la foresta non vanno aggredite e devastate, ma rispettate, protette e amate perché patrimonio di tutti. Avendo contrastato interessi importanti, venne messa a tacere in una triste, piovosa mattina del febbraio 2005. Ella era da molto tempo consapevole dei rischi che correva, tanto da affermare: “La nostra missione di stare con il popolo rende adesso urgente la sfida di vivere il Vangelo e di entrare nel terzo millennio con un progetto di una società alternativa, capace di donare vita” (V. Savoldi, Prima martire del creato: Dorothy Stang, Paoline edizioni, Milano 2011).

Nel novembre 1987, suor Dorothy in una lettera scriveva: “La nostra situazione qui peggiora di giorno in giorno: i ricchi moltiplicano i loro piani per sterminare i poveri, riducendoli alla fame. Ma Dio è buono con il suo popolo”; mentre nel 2002 con coraggiosa determinazione, manda un messaggio esplicito ai suoi amici: “So che vogliono ammazzarmi, ma io non me ne vado. Il mio posto è qui con questa gente che è continuamente umiliata da quanti si ritengono potenti”. La figura di suor Dorothy Stang, una suora dal sorriso dolce e luminoso, va ben oltre l’immagine meramente ecologista che farebbe comodo ai suoi detrattori; ella è stata una testimone di Dio e dell’uomo in una terra violenta e sfregiata. Il suo ruolo coraggioso e profetico ci ricorda quanto abbiamo bisogno, oggi più che in ogni altro momento della storia, di solidarietà, di compassione, di spirito comunitario tra di noi; dobbiamo cooperare per la costruzione del Regno e mantenere fede all’ideale nutrito all’inizio per il nostro popolo: il popolo del Regno di Dio qui sulla terra. Questo possiamo ritenere il lascito di suor Dorothy Stang, in prospettiva umana e cristiana.

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