Sorella povertà: nuova ricchezza

di Carlo Borasi

La scuola francescana, grazie a teologi quali il Vescovo Roberto Grossatesta, Guglielmo di Ockham, Ruggero Bacone, impresse alla teologia un orientamento che fu in qualche modo portatore di una diversa attenzione alla realtà fisica, sapendo cogliere anche l’importanza della matematica e della geometria per lo sviluppo della scienza. Ruggero Bacone era convinto che la scienza fisica dovesse venire sviluppata attraverso esperimenti e non, secondo lo stile degli aristotelici, mediante argomentazioni basate sulla tradizione. Bacone si dedicò pertanto alla ricerca sperimentale, suscitando fra l’altro l’interesse del cardinale Guy le Gros Foulques, che, divenuto papa con il nome di Clemente IV, gli chiese di riunire in un unico trattato tutta la sua opera e le sue scoperte: nacque così la sua Opus maius.

Il tardo Medioevo vede germogliare molte delle idee che in epoca moderna verranno sviluppate; la scuola francescana ebbe modo di influire non solo sul diverso modo di leggere la realtà naturale, ma anche quella storico-economico-sociale. San Francesco, a differenza dei monaci benedettini, che risiedevano in monasteri isolati nelle campagne, scelse la città, la vita in rapporto immediato con la gente, per predicare, lavorare e pregare vicino a quanti erano immersi nelle difficoltà del vivere quotidiano. I suoi frati, all’insegna della fraternitas, instaurarono un legame diretto con la gente, con le comunità; tale legame divenne ben presto un legame con il territorio e con le diverse istituzioni che in esso operavano.

La povertà era un problema complesso, perché rappresentava non solo la mancanza di beni materiali, ma anche una condizione di inferiorità che difficilmente avrebbe potuto essere superata. Con san Francesco la povertà smette di essere ridotta ad una questione di elemosina o di carità spicciola, per divenire una questione sociale; dall’analisi sul significato della povertà, che i frati avevano oltretutto scelta volontariamente, nacque un discorso nuovo sull’economia e sul valore della ricchezza. “Si guardò al capitale e al denaro in analogia con l’acqua, che è ‘umile, preziosa e casta’ quando è acqua corrente, ma che, se ristagna, imputridisce e puzza. Il capitale è come l’acqua, quando circola è utile al bene comune” (O. Bazzichi, Osservatore Romano, 18 giugno 2019).

L’economia tipica del mondo feudale venne gradualmente messa in discussione dalla nascita dei Comuni, dallo sviluppo dei commerci, dal sorgere di nuove tecnologie; in questo quadro i francescani rappresentavano un paradosso: da un lato insegnavano il distacco dai beni come segno di perfezione spirituale; dall’altro, grazie al loro stile di vita insieme al popolo, crearono le condizioni culturali, sociali e spirituali per una riflessione sul significato dell’economia: strumento atto a favorire le relazioni fra le persone e le comunità, il processo comunicativo, la reciprocità e la partecipazione in vista della realizzazione del bene comune. La condanna dell’usura, come strumento per produrre denaro dal denaro senza lavoro e imponendo tassi proibitivi, è sempre stata affermata dalla Chiesa. Il Concilio ecumenico Lateranense IV pone per la prima volta una netta distinzione tra “usura”, sempre vietata, e “interesse”, lecito entro tassi ragionevoli; il francescanesimo riconosce dunque il valore di una somma di denaro che viene inserita nel processo produttivo, favorendo efficacemente lo sviluppo sociale ed economico della comunità. Tale somma di denaro viene definita da fra Pietro di Giovanni Olivi come “capitalea cui corrisponde un valore aggiunto.

I Frati Minori Osservanti furono inoltre fra i principali fondatori dei Monti di Pietà: ricordiamo fra gli altri i beati Michele Carcano da Milano, Barnaba Manassei da Terni, Bernardino da Feltre, oltre a san Giacomo della Marca. I monti di pietà crebbero sino al punto da svolgere attività che andavano oltre il tradizionale prestito su pegno senza interessi ai ceti più umili. Un discorso ulteriore deve essere fatto per san Bernardino da Siena, sulla cui figura sarà opportuno ritornare in futuro.

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