Sentirci viventi in un cosmo vivente

di Roberta Trucco

Papa Francesco si è posto da subito come profetico con la sua enciclica Laudato Si’. Il “concetto che il compimento delle persone in Dio implica un’ecologia integrale” (cfr. “Laudato Si’, un aiuto alla lettura” Libreria Editrice Vaticana) ha risuonato in credenti e non credenti, perché molto di quello che dice nasce dal senso stesso della nostra piena umanità, lo sentiamo e lo viviamo dentro. La novità delle sue parole sta nel legare l’essere umano all’ambiente che lo circonda. La persona (uomo/donna) e il suo corpo, così come l’umanità e il creato, non sono entità staccate fra loro ma sono intimamente interconnesse e si interfacciano costantemente, restituendoci la verità di quello che siamo, anche se siamo identità in continuo movimento.

È un fatto però che nell’“illuminato” occidente la ragione, associata storicamente al maschile, ha dominato incontrastata la narrazione di ciò che ci circonda, orientando il nostro sguardo verso un’idea predatoria nei confronti della natura e anche dei corpi. Fino a giungere alla rappresentazione che ne fa, oggi, il capitalismo: proprietà private di cui disporne in totale libertà. È dunque molto interessante che Papa Francesco indichi come via per interpretare il reale il superamento di una divisione netta tra ragione e natura, invitando a sentirci viventi in un cosmo vivente e obbligandoci e reinserire il senso del limite come necessario per il discernimento della nostro agire.

Quanto dice Papa Francesco non è scontato. Perché? Perché lo sguardo predatorio dell’uomo sui corpi delle donne, che storicamente esiste da quando c’è il patriarcato, si è perpetuato nei secoli proprio grazie all’associazione uomo-ragione e donna-terra, di cui anche la nostra tradizione religiosa è responsabile. Ricentrare l’umanità sul concetto di sacralità della natura, intesa come ambiente, corpo, cosmo, significa opporsi con forza a questo agire predatorio e significa, anche, riconoscere che la prospettiva femminista – a cui La Civiltà Cattolica ha appena dedicato un ampio approfondimento di padre Federico Lombardi – oggi è capace di interpretare la trasformazione epocale nella quale ci troviamo.

Certamente l’enciclica Laudato Si’ mette al centro il pensiero elaborato da eco-femministe del calibro di Vandana Shiva, e apre uno sguardo nuovo che può liberare le donne da una oppressione millenaria, liberando il Pianeta da un destino di distruzione. Non a caso già nel 1993 Vandana Shiva e Maria Mies scrivevano: “Sotto il patriarcato la donna è stata sempre considerata un oggetto dai soggetti maschili, ma nelle nuove tecnologie riproduttive non è più un oggetto intero ma una serie di oggetti che possono essere isolati, esaminati, ri-assemblati, venduti, dati in affitto o semplicemente gettati via come gli ovuli non usati per la sperimentazione o la fecondazione. Ciò significa che l’integrità della donna come persona umana, come individuo, come un essere integrale indivisibile, viene distrutta. È l’ideologia del dominio dell’uomo sulla natura e sulla donna, unito al metodo scientifico di analisi e sintesi che ha portato alla distruzione della donna come persona umana e alla sua vivisezione in un affare di riproduzione di massa”.

Oggi la crisi ambientale pone al centro il tema della Madre Terra, la “Pachamama” – non a caso esposta in Vaticano durante il recente Sinodo sull’Amazzonia -, ma anche quello delle donne e dei loro corpi, ed il concetto di ecologia integrale ci può salvare sotto ogni prospettiva.

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