Poveri, guerre, casa comune. La profezia di Francesco

di Maria Pia Bozzo

Nel messaggio che Papa Francesco ha inviato al Forum Economico Mondiale di Davos lo scorso mese di gennaio è racchiusa in sintesi la visione del mondo e dei rapporti fra uomini e fra nazioni che ispira tanta parte della sua predicazione e di suoi gesti pastorali: uno sviluppo umano veramente integrale può prosperare quando tutti i membri della famiglia umana sono inclusi nella ricerca del bene comune e vi possono contribuire. Le visioni che vedono gli altri come un mezzo per raggiungere un fine e che comportano una mancanza di solidarietà e di carità, producono vere e proprie ingiustizie. È il tema della fratellanza universale già così efficacemente espresso nel documento firmato ad Abu Dhabi tra il Papa e il Grande Iman dell’Università Al Azhar del Cairo, il 4 febbraio del 2019.

Papa Francesco non si limita a indicare una prospettiva complessiva, valida per credenti e non credenti, ma individua almeno tre grandi aspetti dei problemi del mondo che richiamano la responsabilità di tutti, in particolare dei governi, e che soprattutto impegnano la coscienza dei cristiani: poveri, guerre, casa comune. Sono questi, mi sembra, i tre principali filoni sui quali il Papa interviene in più occasioni quasi a testimoniarne l’urgenza e la necessità che gli uomini di buona volontà si impegnino per trovare soluzioni adeguate. L’ansia pastorale del Papa e la sua costante predicazione sottolineano, con atteggiamento profetico, le conseguenze impegnative, sul piano sociale e politico, dell’insegnamento evangelico.

Nessuno e tanto meno il cristiano può rimanere indifferente di fronte alla povertà e all’enorme aumento delle diseguaglianze fra i popoli della terra e all’interno di essi, o può tacere di fronte al proliferare delle guerre, alla ripresa del riarmo, in particolare di quello atomico, o può rimanere inerte rispetto al mutamento delle condizioni di vita, sempre più disastrate in ampie zone del pianeta, a seguito dei cambiamenti climatici.

I poveri per i più diversi motivi, gli impoveriti per le nuove condizioni climatiche, i diventati poveri a ragione dei conflitti armati sono ricordati nelle Giornate Mondiali dei Poveri iniziate nel 2017; essi sono anche i destinatari dei tanti gesti di carità che Papa Francesco compie anche per indicare ai cristiani la via della fraternità e della solidarietà direttamente conseguenti al messaggio evangelico. Francesco indica gesti di carità individuale ma allo stesso tempo invita i responsabili delle nazioni a operare per contrastare la concentrazione della ricchezza del mondo in poche e avide mani.

Dal tema della povertà a quello della guerra e del possesso delle armi: qui la voce del Papa si fa ancora più forte. “Ogni guerra, in realtà, si rivela un fratricidio che distrugge lo stesso progetto di fratellanza iscritto nella vocazione della famiglia umana” (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 2020). “L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è immorale, come allo stesso modo è immorale il possesso delle armi atomiche. (…) Come possiamo parlare di pace mentre costruiamo nuove e formidabili armi di guerra? (…) La vera pace può essere solo una pace disarmata. (….) È frutto della giustizia, dello sviluppo, della solidarietà, dell’attenzione alla nostra casa comune” (Incontro per la Pace, Hiroshima, 24 novembre 2019).

E la casa comune è il terzo grande tema di questo insegnamento a dimensione globale che il Papa esercita con passione missionaria nei confronti dell’intera umanità. Il 24 maggio del 2015 pubblicò la grande enciclica Laudato si’ che affronta il tema dell’ambiente con una visione globale: non solo tratta dei singoli temi (clima, inquinamento, risorse), ma li mette in relazione con la vita dell’uomo, la sua dignità, lo sviluppo dei popoli. Si tratta dell’Ecologia integrale, come viene definita nel cap. IV, che non riguarda solo la cura dell’ambiente e della sua risorse, ma anche la cultura, i rapporti di vita quotidiani, la cura dei beni comuni, la giustizia fra le generazioni.

La conseguenza di queste posizioni è che occorre un profondo cambiamento: ma esso a sua volta richiede un cammino educativo che faccia crescere la consapevolezza che tutto nel mondo è intimamente connesso. E che per trovare nuove strade nell’economia, nella politica, per il progresso occorre unire gli sforzi e far nascere un’alleanza educativa capace di formare persone che si possano mettere al servizio della comunità.

Il 14 maggio prossimo un grande evento si terrà in Vaticano con leader religiosi, politici, scienziati, esponenti della cultura per definire “un patto educativo globale, con una particolare attenzione ai giovani”. In un mondo frammentato, conflittuale l’iniziativa di Papa Francesco a favore dell’intero creato ci deve dare fiducia, speranza, volontà di impegno evangelico nella vita di oggi.

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