Perché serve un “villaggio dell’educazione”

di Enrico Quaglia

Ad Ottobre il Papa chiama a raccolta educatori e decisori pubblici per un nuovo umanesimo.


Sappiamo che la Chiesa, sin dalle sue origini, ha sempre avuto a cuore l’educazione dei giovani perché, attraverso di essa, l’essere umano ha una seconda rinascita che lo porta ad integrare la sua dimensione biologica con quella spirituale. Abbiamo già citato su questa rivista quanti sono stati i Santi che nei secoli e a seconda delle situazioni storiche si sono impegnati nella crescita dei bambini e dei giovani, realizzando scuole di ogni tipo perché ritenevano l’educazione un atto di carità, di amore, capace di realizzare la pienezza di ogni essere umano. Possiamo ad esempio dire che ai tempi di Don Bosco era in atto la “rivoluzione industriale” che scombussolava i ritmi della società contadina e impegnava gli adulti a lavorare per molte ore nelle fabbriche, lasciando così i giovani per strada allo sbando. Il nostro Santo fece cose incredibili per i giovani ed il suo progetto educativo mirava a far sì che quei ragazzi di strada diventassero “buoni cittadini, bravi cristiani e futuri abitatori del cielo”.

Ogni tempo storico ha avuto la sua “sfida educativa” e il nostro tempo ha come caratteristica principale lo sviluppo di nuovi strumenti tecnologici come computer e smartphone che ci permettono di essere connessi in ogni momento con chiunque, a prescindere da dove ci troviamo, e di conoscere in tempo reale cosa succede in ogni parte del mondo. Tutto questo ha generato nuovi comportamenti e nuovi linguaggi e trasformazioni comportamentali così veloci che non seguono più il normale ritmo di crescita biologica dei nostri ragazzi. Ciò porta l’educazione a confrontarsi con un fenomeno nuovo che, nel suo Messaggio per il lancio del Patto Educativo, Papa Francesco ha chiamato “Rapidacion”, vocabolo che in Italiano potremmo tradurre come “Rapidizzazione” culturale: essa – scrive il Papa nel Messaggio – ”imprigiona l’esistenza nel vortice della velocità tecnologica e digitale. In questo contesto, l’identità stessa perde consistenza e la struttura psicologicasi disintegra di fronte a un mutamento incessante checontrasta con la naturale lentezza dell’evoluzione biologica’ (Laudato si’, 18)”.

Se il mondo è diventato un “villaggio globale” anche l’educazione si trova a dover affrontare una sfida globale. Per questa ragione Papa Francesco ritiene che sia necessario un “villaggio della educazione” perché, come suggerisce un proverbio africano, “per educare un bambino ci vuole un intero villaggio”. Quindi una visione non più parziale della responsabilità educativa delegata o ai genitori o alla scuola o alla Chiesa ma, scrive il Papa, “uneducazione che sappia farsi portatrice di un’alleanza tra tutte le componenti della persona: tra lo studio e la vita; tra le generazioni; tra i docenti, gli studenti, le famiglie e la società civile con le sue espressioni intellettuali, scientifiche, artistiche, sportive, politiche, imprenditoriali e solidali”. Tale “villaggio della educazione” deve porre al centro la persona e, poiché oggi il mondo è interconnesso, è necessario trovare “altri modi di intendere l’economia, la politica, la crescita, il progresso”. Per questa ragione l’educazione deve aprirsi ad una progettualità di lunga durata capace di formare “persone aperte, responsabili, disponibili a trovare tempo per l’ascolto, il dialogo e la riflessione e capaci di costruire un tessuto di relazioni con le famiglie, tra le generazioni e con le varie espressioni della società civile, così da comporre un nuovo umanesimo.” Un ulteriore passo consiste poi nel “formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità capaci di chinarsi su chi ha bisogno e tendergli la mano, senza calcoli, senza timore, con tenerezza e comprensione, come Gesù si è chinato a lavare i piedi agli apostoli”.

Il Messaggio del Papa, datato Settembre 2019, invitava tutti coloro che operano nel campo della educazione a promuovere e attivare “attraverso un comune patto educativo, quelle dinamiche che danno un senso alla storia e la trasformano in modo positivo”, e quelle “personalità pubbliche che a livello mondiale occupano posti di responsabilità e hanno a cuore il futuro delle nuove generazioni” proprio in armonia con l’idea di un villaggio educativo globale. L’invito era per il 14 Maggio 2020 a Roma ma, come ben sappiamo, la pandemia del Coronavirus, che manifesta la sua presenza in ogni parte del nostro pianeta, ha costretto Papa Francesco a rimandare questo convegno mondiale sull’educazione al mese di Ottobre 2020. Sarà anche per noi una occasione per ascoltare, meditare e poi divulgare le riflessioni e gli indirizzi che emergeranno da un convegno così autorevole.

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