Il senso del pellegrino, la via della bellezza

dal nostro archivio

di Carlo Borasi

La condizione di pellegrino è la condizione stessa del cristiano su questa terra; la meta finale del viaggio terreno è infatti situata in un’altra realtà, diversa da quella che sperimentiamo fisicamente nell’arco degli ordinari orizzonti temporali. Il desiderio di comprendere qualcosa di tale realtà ultraterrena è ciò che anima la ricerca spirituale di tanti uomini di fede che, anche senza elevarsi agli estremi confini del misticismo, hanno deciso di trovare risposte ai profondi interrogativi che l’uomo si pone da sempre durante il corso della sua esistenza terrena.

Abbiamo così le scelte di vita monastica e di vita ascetica, ma anche forme di esperienza spirituale che non comportano una separazione definitiva dal mondo e dalla vita ordinaria. Fra di esse, dobbiamo ricordare quel particolare tipo di esperienza spirituale che è il pellegrinaggio, che – per chiarezza – non intendiamo identificare con le varie forme di turismo religioso, pure lodevoli sotto l’aspetto religioso, spirituale, storico e culturale.

Pellegrino è innanzitutto colui che mette in discussione se stesso e le tranquille certezze della propria vita, che non si rifugia nelle false sicurezze offerte oggigiorno dal consumismo e dall’adeguamento agli standard di vita correnti, ai modelli rappresentati quindi dai costumi di vita imperanti nella società di massa. In altri termini, colui che non accetta i modelli imposti dal neo-paganesimo, allo stesso modo in cui i primi cristiani rifiutavano i modelli pagani della Civiltà antica. Si tratta di scelte non facili, perché andare controcorrente in una società che crede di essere libera, di saper ispirare le proprie scelte ad esigenze di assoluta razionalità, di aver superato ogni forma di sapere tradizionale (compreso quello teologico-religioso), di aver trovato nell’utilitarismo e nel formale rispetto della democrazia regole etiche certe e sicure, richiede la stessa determinazione e forza di volontà con cui un alpinista affronterebbe una scalata che presenta difficoltà di sesto grado.

A questo punto possiamo chiederci che senso abbia oggi per il cristiano ritornare a percorrere in pellegrinaggio le strade che i pellegrini, a partire dal Medioevo, percorrevano nei loro lunghi, faticosi e spesso rischiosi pellegrinaggi. Le mete maggiormente scelte erano, come noto, Santiago de Compostela, Roma, Gerusalemme; ma altre si sono aggiunte a queste nel corso dei secoli. Le strade ed i percorsi utilizzati sono stati ricostruiti fedelmente in molti casi grazie a preziosi documenti storici; nel caso della Via Francigena ad esempio si tratta del diario lasciato da Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, che nel 994 descrisse le tappe del viaggio di ritorno da Roma alla sua diocesi.

Il Consiglio d’Europa ha dichiarato la Via Francigena e il Cammino di Santiago de Compostela in Spagna “Itinerari Culturali Europei”, riconoscendo implicitamente come l’identità culturale europea sia passata attraverso la comunicazione permessa da questi itinerari percorsi da tanti fedeli per motivi di rinnovamento spirituale, di penitenza, di ricerca interiore. Per la storia e lo sviluppo culturale dell’Europa, il ruolo svolto dal mondo del pellegrinaggio è stato un elemento importante; le mete si sono gradatamente diversificate comprendendo così santuari, abbazie in cui sono conservate le reliquie di santi celebri, luoghi cari alla spiritualità di alcuni ordini religiosi od in cui si siano verificati nel corso dei secoli qualche apparizione o qualche miracolo.

Naturalmente si può obiettare in generale che la propria “Gerusalemme” debba essere ricercata nel cuore di ogni cristiano; la lunghezza dei percorsi e vari generi di difficoltà sono elementi che impediscono a tante persone di compiere pellegrinaggi quali le peregrinationes maiores del Medioevo. Un pellegrinaggio può estendersi a percorsi di ragionevole lunghezza e prevedere mete di carattere spirituale; come abbiamo accennato in precedenza, non mancano certo in Italia ed in Europa punti di riferimento per un tale tipo di ricerca e spesso si tratta di luoghi di intensa spiritualità e tali da favorire la riflessione personale. L’elemento essenziale è lo spirito religioso che deve animare il cammino del pellegrino, diverso certamente dallo spirito turistico e dall’atteggiamento distratto e superficiale del visitatore frettoloso.

Fra le possibili scelte ci sembra opportuno ricordare quelle mete e quei luoghi che sono a contatto diretto con la natura, che ci consentono di vivere qualche ora in solitudine, di concepire la natura nel suo vero e profondo significato di “creato”, di ritrovare così un pieno senso di armonia con noi stessi perché capaci di un rapporto nuovo con il creato, con il suo creatore e con tutte le creature. Questo in sintonia con l’atteggiamento di san Francesco, cioè con l’atteggiamento della lode che è in sostanza l’atteggiamento di vera e profonda adorazione. Ricordiamo che san Francesco chiedeva ai suoi frati di lasciare nell’orto un pezzo di terreno non coltivato, per ammirare la bellezza della natura: il senso di stupore e di meraviglia pone un limite al dominio ed allo sfruttamento incontrollato della natura e del mondo circostante.

Un mondo che ha perduto il senso della bellezza, della contemplazione, della lode, dove si corre costantemente quasi a voler emulare la velocità dei computer, ci ricorda il teologo Hans Urs von Balthasar, diventa un mondo in cui oltre alla bellezza rischia di perdere la sua forza di attrazione lo stesso bene. È significativo, invece, che la versione in greco della Genesi affermi al termine della Creazione: “E Dio vide che era cosa bella”, usando un aggettivo che ha il doppio significato, come avveniva pure in ebraico. Riscopriamo allora la bellezza: in questo senso è bene che ogni catechesi presti una speciale attenzione alla “via della bellezza” (via pulchritudinis). Annunciare Cristo significa mostrare che credere in Lui e seguirlo non è solamente una cosa vera e giusta, ma anche bella, capace di colmare la vita di un nuovo splendore e di una gioia profonda, anche in mezzo alle prove.


da laGuardia n.8/2017

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