Giù le mani dal presepe

di Marco Granara

Sono davvero tanti quelli che salgono alla Guardia nelle feste natalizie a “vedere il presepe. Quest’anno, vorrò invitarli non a “vederlo” ma a contemplarlo. Non è la stessa cosa. Contemplare è “guardare col cuore”, è lasciar emergere e cadere nel profondo quel “Mistero” che è tutt’altro che un’ingenuità per bambini.È invece la scena più drammatica della storia, sulla stessa linea tragica della morte per crocifissione. Presepe non è la scena caramellosa di pastori e pecorelle, stelline e carillon, asino e bue, angioletti e campanelle: questa scenografia fa parte della nostra contraffazione del Natale. Per i tre protagonisti, per i quali non c’era posto nella convivenza civile, questa è una beffa ulteriore.

Se quello della squallida grotta-presepe fuori mano doveva essere un segnale dato e voluto dall’Alto, è davvero troppo ridurlo e girarlo in favoletta edificante. Operazione indebita e goffa, ma comprensibile: agli occhi umani di sempre è scandaloso che Dio scelga l’ingresso nel mondo per strade misteriose come queste! Seguire un Dio così, per queste strade – per una religione che avesse voluto farsi strada – sarebbe diventata una cattiva sponsorizzazione del prodotto. “Scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani – dicevaPaolo di Tarso – ma per i chiamati, sia Giudei che Greci, è potenza di Dio e sapienza di Dio”.

Presepe e croce, i distintivi di una religione dei miserabili? Era davvero troppo riconoscersi in un condottiero che nasceva sulla paglia e che moriva crocifisso! L’operazione camuffamento iniziò da subito: una tentazione, del tutto mai superata dagli stessi primi discepoli. In ogni epoca, ci avrebbero pensato i “suoi” a rendere più ragionevole il tutto, con tragiche, anche se ragionevolissime, operazioni riduttive. E così il bambino, nato sulla paglia, fu deposto invece su un divanetto di raso, tra merletti e lucine, ben confacente così con l’arredo di casa. Il crocifisso stesso, eliminò il ruvido tronco di legno, per passare nei salotti – senza croce – su velluti e damaschi. Finalmente ”questo” Gesù non avrebbe fatto più inorridire i cuori teneri di molti e così il bambinello, biondino con gli occhi azzurri, avrebbe elevato tutti a pensieri celestiali, invero un po’ alienanti, ma di tutto riposo… Operazioni indebite, goffe e sacrileghe! Giù le mani dal presepe e dalla croce!Non è il Gesù del Vangelo. Tuttavia, nonostante noi lo si abbia così malridotto, alienato, omologato ai nostri ideali un po’ fasulli, Gesù si vendica aspettandoci ancora al varco dei nostri fallimenti personali e collettivi. Non per giudicarci ma per volerci bene comunque e, se finalmente abbiamo capito la lezione, per riportarci a galla dopo certi fondi toccati. E così, lasciate le nostre autosufficienze, potremo muoverci verso il presepe, da “nuovi poveri”, insieme ai poveri di sempre, agli indigenti della porta accanto, alle persone senza dimora, alle persone migranti, ai carcerati…. Tutti con pari diritto di ritrovarci accolti. Come agli sgangherati pastori di Betlemme, il divino Bambino dirà a tutti e a ciascuno: “Sono nato per voi”. Questo sarà possibile se le mani dei manipolatori del presepe non lo avranno già riportato in soffitta tra le cose vecchie e inutili, se altre mani, più subdole, non avranno continuato ad omologarlo a sempre nuovi sistemi. Verranno tutti, da Oriente ed Occidente, da Settentrione a Mezzogiorno. Troveranno un Bambino sulla paglia, non sul divanetto di raso…


Editoriale del numero 10/2019

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