Editoriale. “Fate questo”

di Marco Granara

Lo hanno chiamato “digiuno eucaristico” quello imposto dalla pandemia che ci ha colpito e coinvolto tutti. Certo anch’io ho subìto e sofferto questo celebrare e trasmettere “via webcam”, in tre gatti – prete celebrante e due suore – avendo nel cuore la nostra Basilica solitamente pienissima, anche tre volte in un giorno solo. Pienissima di migliaia di presenze fisiche effettive e non solo ideali, provenienti da tutta Italia, portanti con sé gioie, dolori, fatiche e speranze. Sì, ciascuno in genere viene alla Guardia con tutto questo. Porta con sé cose concrete, vissute prima che celebrate in un rito.

In tempi ‘normali’ vedo figli e nipoti accompagnare con delicatezza nonni e congiunti disabili, come fanno abitualmente in casa. Vedo presenze dignitose multietniche, solitamente accolte e integrate nel nostro paese in umili servizi e qui ben inseriti e devoti alla mensa comune senza confini. Vedo gente molto attenta alla Parola che, spesso, viene a dirti alla fine della Messa che quella Parola ha proprio toccato dentro: “Era proprio per me, grazie!”. Purtroppo però vedo anche gente che arriva, distratta e in ritardo, che guarda il soffitto e spesso chiacchiera col vicino, che al momento della Parola prima guarda nel vuoto e poi si siede guardando l’orologio sperando di sbrigarsela presto con questo “debito/precetto” domenicale così lontano dalla sua vita effettiva… Vedo gente che poco prima ho incontrato alla Confessione con la coscienza sincera e bruciante del proprio peccato e con la determinazione a cambiare finalmente vita, ma vedo anche altri che vengono a dire quanto sono perfetti loro e cattivi il familiare o il vicino…

So che la Messa è per quanti abitualmente (ogni giorno e dovunque) fanno presente Gesù, come ebbe a dire Lui, almeno nei 5 modi da Lui promessi:
1) i “due o più riuniti nel suo Spirito”
2) i poveri di ogni tipo nei quali si identifica (Mt. 25)
3) la sua Parola che ti entra dentro, ti purifica e ti alimenta
4) il Pastore che lo impersona nella comunità
5) il Pane “spezzato” e il Sangue versato per amore…

Come non continuare a pensarlo un grande valore quel convenire in unità festosa, centrale per la comunità cristiana, inderogabile, vitale? Come potervi rinunciare a lungo o addirittura per sempre? No, non è possibile. Non possiamo vivere senza Messa” avevano detto i cristiani martiri di Abilene (Tunisia 313 d.C.) al loro persecutore Domiziano.

Ma noi, come milioni di altri Cristiani di ogni epoca e per motivazioni più diverse (distanze impossibili, mancanza di sacerdoti, persecuzioni…), per qualche tempo non abbiamo avuto la possibilità di partecipare alla celebrazione comune. Io l’ho fatto di buon animo, anche in solidarietà ai moltissimi che ancora oggi sono forzatamente impediti. Ma – tornando all’inizio di questo scritto – non è stato un “digiuno eucaristico”. Ci è toccato. piuttosto, ripensare cos’è la Messa, se davvero possiamo vivere senza Eucaristia, se qualcuno mai ci potrà imporre di “non fare Eucaristia”. È l’ora di capire, vivere e fare “Eucaristia”, per tornare a “CELEBRARLA” insieme presto. Molto diversa da prima. Più bella e soprattutto più VERA. Meno Messe e più Messa anche in futuro?


Pubblicato sul numero 4/2020.

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