Economia, ecologia, fraternità. Esce laGuardia #2/2020

In questo numero

  • Risposte ai lettori – marco granara
  • Editoriale. Usciamo dalla confusione! – marco granara
  • Se l’economia fosse un cerchio? – marco mazzoli
  • Sorella povertà, nuova ricchezza – carlo borasi
  • Betlemme, da cui tutto comincia – gianfranco parodi
  • Semi di sapienza – maria pia bozzo
  • Giovani e anziani. Dialogo tra Stefano Zara e Marco Granara
  • Bibbia. Dio delle cose buone – anna gatti
  • Poveri, guerre, casa comune. La profezia di Francesco – maria pia bozzo
  • Sentirci viventi in un cosmo vivente – roberta trucco
  • L’ecumenismo non è opzionale – pierangela calzia
  • Cronache dalla Guardia

Abstract

Epoca di crisi (e di cambiamento?). Dipende da noi togliere le parentesi e il punto interrogativo. Che sia un’epoca di crisi è certo. Senza dipingere scenari tragici, tuttavia sappiamo – anche se spesso non lo vogliamo ammettere – che sono molti i fattori critici del nostro tempo, le circostanze minacciose: la salute delle democrazie, il ritorno delle patrie isolate, la persistenza delle dittature, le guerre, l’esclusione dello straniero, lo sfruttamento di intere società e di risorse naturali in nome del denaro, il divario tra pochi ricchi e tanti poveri, lo stato di deterioramento del nostro pianeta che – sia detto per inciso – è l’unico finora abitabile.

I due servizi di questo numero –  economia e profeziasi intrecciano attorno alla figura di Papa Francesco. E riguardano proprio l’alternativa citata all’inizio: trasformare la crisi in cambiamento. Fare una scelta. Del resto, “crisis”, in greco, significa proprio “scelta, decisione”. Messi di fronte ai nostri guai, che in gran parte ci siamo inflitti, abbiamo una decisione da prendere: continuare così o convertirci. La conversione non dovrebbe essere così spiacevole: respirare un’aria più pulita, nuotare in un mare senza plastica, avere freddo d’inverno e caldo d’estate, rafforzare le democrazie, trasformare l’economia in un bene per quanta più gente possibile, favorire processi di pace, desiderare che quell’altra persona e quell’altro popolo possano sostenersi, crescere, studiare, avere una famiglia, un lavoro, un futuro, curarsi… Dovrebbe essere un desiderio semplice, istintivo, emotivo e razionale al tempo stesso, che coinvolge tutta la persona e tutta la società. Certo: non siamo ingenui, il mondo perfetto non esiste. Ma non vogliamo neppure essere cinici né arresi.  Lo capiscono meglio i giovani. Ed è per questo che sono i giovani al centro delle iniziative che Papa Francesco ha promosso in questi mesi, in particolare l’incontro di Marzo ad Assisi sull’economia e quello sull’educazione, che si terrà a Maggio. I giovani colgono le sfide del futuro perché sanno che il futuro è – sia detto per inciso – l’unico ancora modificabile. Dipende da noi.


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