Distanziati o ciascuno per sè? Esce laGuardia #5/2020

In questo numero

  • Risposte ai lettori – marco granara
  • EditorialeAvvicendamenti tra uomini di fede (e di guardia) – marco granara
  • Pandemia. Ora ti rendi conto che…? – redazione
  • Niente come prima o tutto come prima? – gigi borgiani
  • La violenza sulle donne, pandemia nella pandemia – laura de barbieri
  • Clausura e libertà (del corpo e dello spirito) – giacomo d’alessandro, roberta ciribilli
  • 40 giorni offline, una quaresima particolare – michele ferroni

  • Pagine centrali. Tornano le messe. Speriamo non torni anche l’abitudine
  • Gli alberi del giardino e della storia dell’uomo – anna gatti, nucci scipilliti
  • Mondanità. Il vocabolario di Papa Francesco – anna maria carosio
  • San Pietro in Vaticano, abbraccio della cristianità – gianfranco parodi

Abstract

Tre aspetti della pandemia: la consepevolezza, la solitudine, la violenza. Ne parliamo in questo numero, continuando ad indagare le conseguenze del tempo che abbiamo vissuto, consci del suo carattere epocale e con la speranza che quanto ci ha insegnato non si perda con il riprendere di una vita “normale”. Epocale “contro” normale. Perché?

La consapevolezza. Catapultati per lunghi mesi in un’esperienza imprevista e senza paragoni a memoria delle ultime generazioni, siamo stati costretti a confrontarci con ciò che conta davvero: “Ora che sto vivendo questa grande tragedia mi rendo conto che…” e ognuno di noi ha completato questa frase con una ritrovata consapevolezza. Tendenzialmente abbiamo provato una certa nostalgia dell’essenziale, una fame di verità per le nostre vite: tuttavia, ora che il virus sembra assopirsi (ma è sempre presente, attenzione!), alla necessità di cambiare subito preferiamo la voglia di normalità, fare quello che facevamo prima. Il trauma epocale ci aveva aperto gli occhi, la normalità ci spinge a chiuderli. Succede così fin dai tempi dell’Egitto e dell’Esodo. Rileggere.

La solitudine. Il Coronavirus ha reso più evidente questo grande male del nostro tempo. Tutti a casa, tutti isolati. Una condizione opprimente per tanti anziani e poveri, a cui il volontariato, in accordo con le istituzioni, ha cercato di porre rimedio, ad esempio portando la spesa a domicilio, chiamando al telefono per una parola di conforto e condivisione. A costoro, bisogna aggiungere anche la solitudine dei single. Per tutti, il rischio è che tale condizione, subita per settimane, plasmi l’interiorità: mi chiudo, mi ritiro, mi abituo a stare, fare, parlare “da solo, da sola”. Invece “la solitudine dell’emergenza epocale” anche lei, voleva insegnarci qualcosa. Ora, nella normalità, metteremo a frutto quella lezione? Ci facciamo aiutare da due testimonianze.

La violenza, in particolare la violenza sulle donne. Una tragedia nella tragedia, che la pandemia ha acuito. Donne costrette a chiudersi in casa con un marito o un compagno violento, impossibilitate a chiedere aiuto, perché sempre sotto controllo. Il carattere epocale ha acceso una luce sui drammi familiari, sulla sofferenza e sulle troppe morti di queste donne. La “normalità” non la spenga e molti uomini verifichino il loro rapporto con la violenza.

Infine: ritorniamo a Messa. Sì, ma come? Il problema non è tanto nelle modalità con cui faremo la Comunione o nel cenno di mano al posto della stretta, ma nel “come” viviamo la Celebrazione Eucaristica. Ne parliamo nelle pagine centrali. Anche qui l’assenza epocale di Eucaristia per molte Domeniche è un appello a non rendere mai “normale”, nel senso di scontato e banale, quell’impasto di vita e fede che è per noi Gesù, Pane di Dio.

Buona lettura.


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