Dimmi cosa comunichi e ti dirò chi sei

dal nostro archivio

di Giacomo D’Alessandro

“Benedite e non maledite” suona l’esortazione biblica. Anche papa Francesco in diverse occasioni ha ringraziato giornalisti e comunicatori di raccontare fedelmente e far emergere il positivo dell’umanità. Ben sapendo che non è sempre così, anzi: mai come oggi la parola comunicazione viene associata alla manipolazione, al marketing senza scrupoli, alla vuota retorica politica, ai toni accesi senza ritegno, al bombardamento mediatico-pubblicitario costante che ci incalza senza tregua. Siamo nell’era dell’informazione e della comunicazione, come si suol dire, e spesso non ne possiamo più: troppe notizie, troppi stimoli, troppe “bufale”, troppe energie da perdere in mondi virtuali, o in dibattiti contorti quanto irrilevanti.

Il nuovo mantra dell’epoca dei social network e degli smartphone sembra essere “devi comunicare, se vuoi esistere” e “devi avere un’opinione su qualsiasi fatto, se vuoi contare qualcosa”. Ma è possibile un uso positivo degli strumenti di comunicazione? O dobbiamo rassegnarci alla diffidenza, all’ingiuria, allo scandalo perpetuo? Passiamo brevemente in rassegna alcune esperienze emblematiche che vanno in controtendenza, tra le molte che potremmo citare.

Giornalismo. L’Associazione Carta di Roma (nata nel 2011) ha l’obiettivo di raccontare correttamente il mondo dell’immigrazione, e offre a tutti gli operatori dell’informazione strumenti deontologici e dati verificati, per combattere i linguaggi scorretti e denigratori, le notizie inesatte e gli allarmi infondati. Pubblica un rapporto annuale e monitora le uscite sui media smentendo le false notizie. C’è un altro strumento reso possibile dal web e molto utile per destreggiarsi nel caos mediatico: il fact-checking, letteralmente “verificare il fatto”, ovvero elencare le singole dichiarazioni pubbliche di uomini politici, mettendo in evidenza quali sono cose vere, quali sono mezze-verità, quali sono “balle” (con motivazione e fonte del dato). Un sistema (ne è un esempio il sito Pagella Politica) per sintetizzare la propensione a dire la verità di questo o quel leader, evitando di formarsi un’opinione solo per empatia o per l’abilità retorica del personaggio.

Campagne di comunicazione. Si chiama “Milioni di passi” ed è una campagna multimediale promossa da Medici Senza Frontiere per raccontare il viaggio dei profughi dai paesi in guerra, in particolare dal Medio Oriente e dalla Siria. Immagine di copertina? Un collage di infiniti paia di scarpe, sdrucite, infangate, consunte, da grandi e da bambini. Attraverso brevi video interviste e fotografie suggestive, mappe e infografiche, MSF rende l’idea del viaggio epocale che sono costrette ad affrontare migliaia di famiglie, dando volti, storie e umanità a quelli che sui media sono spesso solo numeri e problemi. Ci sono poi campagne come quella di Greenpeace “Save the Artic” contro le trivellazioni nell’Artico, costruite raccogliendo le foto di persone da tutto il mondo che vogliono “metterci la faccia” e accompagnare agli appelli istituzionali migliaia di volti, sorrisi, provenienze, motivazioni personali perché l’umanità intera sia vigile e determinata di fronte a certe minacce globali.

Docu-film. Tre titoli soltanto: Human di Bertrand, Unlearning di Lucio Basadonne e Anna Pollio, Domani di Cyril Dion e Melanie Laurent. Il primo è un vero capolavoro, riesce a rappresentare l’umanità intera, le sue variopinte culture, le sue struggenti emozioni, i suoi paesaggi mozzafiato, soltanto accostando volti che parlano della propria vita, della propria fede, dei propri desideri, volti da ogni parte del globo, e immagini di natura incontaminata senza alcun commento. Dice l’essenza dell’“umano” appunto.

Unlearning è invece il viaggio insolito di una famiglia genovese attraverso l’Italia, “disimparando la religione del comfort per condividere i tempi, gli spazi, le logiche” di comunità che hanno un concetto diverso di famiglia, educazione, bene comune. Un “inno gentile alla disobbedienza” per scoprire altri modi di stare al mondo, magari dietro casa nostra, dove non abbiamo mai osato andare per non uscire dai nostri rassicuranti e indotti confini mentali. Domani, di recentissima uscita, è un film sulle strade del pianeta, per prendere coraggio di fronte a futuri prevedibili scenari climatici disastrosi, conoscendo persone che stanno già vivendo in modo alternativo e sostenibile. In città come in campagna. Reinventando la terra, la solidarietà, l’energia, la democrazia, realizzando già ora una “decrescita felice”. “E se – recita l’introduzione – indicare soluzioni e raccontare storie di successo fosse il modo migliore per risolvere le crisi ecologiche, economiche e sociali?”

Non mancano poi app per cellulari e piattaforme grazie alle quali è possibile condividere valori, immateriali e materiali: basti pensare a siti per creare petizioni online come Change e Firmiamo!, a strumenti per realizzare una raccolta fondi come Eppela e Produzioni dal Basso, a siti per condividere a basso costo passaggi in macchina (Blablacar) o ospitalità in tutto il mondo (AirbnbCouchsurfing). Fino ad arrivare alle app più recenti, ad esempio per ridurre gli sprechi alimentari (MyFood) mettendo in contatto in tempo reale commercianti, associazioni e singoli cittadini.

Ma è solo uno scorcio. Chi ha interesse ad esplorare può andare avanti a lungo. E incoraggiarsi a sviluppare un uso consapevole e mirato degli strumenti di comunicazione che oggi ci pervadono: perché restino strumenti, innanzitutto; e perché siano canale dei valori più fruttuosi che abbiamo nel cuore. Ora andate su YouTube a guardare “Il circo della farfalla” e “Giving [sub ita]”. Due perfetti esempi di come poche immagini bastino più di molte parole ad accendere prospettive comuni in milioni di esseri umani.

da laGuardia n.11/2016

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